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Venerdì, 02 Novembre 2012 21:52

E’ l’inconscio a innescare l’effetto placebo

Il miglioramento o il peggioramento delle condizioni di salute in seguito alla somministrazione di una sostanza inerte non sono legati a un'aspettativa cosciente, ma alla risposta di alcune strutture cerebrali che sono in grado di elaborare gli stimoli prima che arrivino alla nostra coscienza (red)

E’ la mente inconscia, e non le aspettative coscienti, a innescare l’effetto placebo: lo ha stabilito uno studio condotto presso il Massachusetts General Hospital e il Beth Israel Deaconess Medical Center della Harvard Medical School, ora pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”. "In questo studio abbiamo utilizzato un nuovo progetto sperimentale scoprendo che gli effetti placebo e nocebo, ovvero il placebo negativo, si basano su meccanismi cerebrali che non dipendono dalla consapevolezza cognitiva", spiega il primo autore Karin Jensen.

"Una persona può avere una risposta placebo o nocebo anche se non è a conoscenza della possibilità di un miglioramento o di un peggioramento." Finora si pensava che le risposte placebo fossero legate a convinzioni o pensieri coscienti e che l'effetto positivo di una pillola priva di qualunque principio attivo fosse legato all'aspettativa di un miglioramento o, nel caso dell'effetto nocebo, di un peggioramento.

Gli studi di neuroimaging del cervello umano hanno però indicato che alcune strutture, come lo striato e l'amigdala, possono elaborare stimoli in ingresso – in particolare di ricompensa o di minaccia - prima che questi raggiungano la coscienza, e quindi possono mediare effetti cognitivi e comportamentali di cui non si è consapevoli. In questo studio i ricercatori hanno condotto due esperimenti su 40 volontari sani dopo aver stabilito per ciascuno di essi una scala della sensibilità termica sottoponendoli a stimoli di varia intensità.

Nel primo esperimento hanno sottoposto i partecipanti a una lunga serie di test nei quali somministravano uno stimolo termico mentre mostravano su uno schermo dei volti maschili che esprimevano due possibili stati di dolore: di bassa intensità o molto forte. Dopo ogni test, ai volontari è stato chiesto di valutare la loro esperienza di dolore su una scala da 0 (nessun dolore) a 100 (il peggior dolore immaginabile), ma senza dire loro che in realtà gli stimoli termici erano tutti della stessa moderata intensità. Come previsto, le valutazioni del dolore sono apparse correlate ai volti visualizzati, con un punteggio di 19 quando i soggetti avevano visto un volto poco turbato, e di 53 se il volto esprimeva un forte dolore (effetto nocebo).

Nel secondo esperimento, condotto sempre con la stessa intensità di calore, i volti sono stati presentati per un tempo così breve che i soggetti non erano in grado di riconoscerli coscientemente. Tuttavia, malgrado la mancanza di indizi riconoscibili consapevolmente, i partecipanti hanno attribuito un punteggio medio del dolore di 25 in risposta alla faccia poco sofferente (effetto placebo) e di 44 in risposta al viso molto sofferente (risposta nocebo). A influenzare i risultati, ha osservato Ted Kaptchuk, coautore dello studio, "non è ciò che i pazienti pensano che accadrà ma quello che anticipa la mente inconscia, qualunque siano i pensieri coscienti.

Questo meccanismo è automatico, veloce e potente, e non dipende da giudizi o valutazioni deliberate”. La cosa più importante, tuttavia, ha sottolineato Jian Kong, autore senior della ricerca, "è che lo studio offre un modello unico per effettuare ulteriori indagini sui meccanismi placebo e nocebo usando metodologie come l'imaging cerebrale."

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