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Venerdì, 02 Novembre 2012 21:48

Dalla medicina tradizionale i farmaci del futuro?

Molti farmaci si basano su principi attivi derivati da piante usate nella farmacopea tradizionale di diverse parti del mondo. I moderni metodi della filogenesi molecolare, che individua le parentele tra specie in base al DNA, all'RNA e alle proteine prodotte, potrebbero fornire un utile strumento per individuare nuove e promettenti specie vegetali da sfruttare a fini terapeutici (red)

La medicina tradizionale può essere una guida utile per scoprire nuovi farmaci? Sì, secondo uno studio, pubblicato ora sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, a firma di un gruppo di ricercatori britannici guidati da Julie A. Hawkins, dell’Università di Readings, che hanno condotto un ampio confronto filogenetico su più di 20.000 specie di flora raccolte in tre aree particolarmente ricche di biodiversità in Nepal, Nuova Zelanda e Sudafrica.

È noto che molte specialità farmaceutiche di cui è stata accertata scientificamente l'efficacia contengono principi attivi già utilizzati nella medicina tradizionale di molte regioni del mondo. Inoltre, secondo una stima dell’Organizzazione mondiale della sanità, il 25 per cento dei farmaci attualmente utilizzati deriva da specie vegetali. La scoperta di nuove molecole e i progressi nei metodi di produzione di medicinali derivati dalle piante ha ravvivato l’interesse per la ricerca di prodotti naturali e spesso le prescrizioni della farmacopea tradizionale hanno offerto indicazioni utili.

Il compito di validare scientificamente l’attività biologica dei principi attivi naturali è però molto complesso e finora è stato condotto in modo poco sistematico e soltanto su una piccola parte delle specie vegetali tradizionalmente utilizzate a scopo medico, che si ritiene siano tra le 10.000 e le 53.000.

Un modo di procedere che si è rivelato proficuo consiste nell’individuare quali siano le specie vegetali geneticamente imparentate che vengono utilizzate da culture diverse, spesso anche geograficamente distanti. Questo approccio può essere sistematizzato sfruttando gli strumenti della filogenesi molecolare, il cui campo di applicazione è stato finora limitato agli studi di ecologia. Si tratta in sostanza di ricavare le somiglianze tra diverse specie non in base alla loro classificazione tassonomica, ma all'analisi del DNA e di altre molecole caratteristiche come l'RNA e le proteine.

In quest'ultimo studio, Hawkins e colleghi hanno raccolto informazioni sulle specie vegetali ritenute efficaci contro malanni di varia natura in tre nazioni molto distanti tra loro: Nepal, Nuova Zelanda e Sudafrica. Il numero di specie è risultato molto elevato per tutte e tre (7000, 4000 e 9000, rispettivamente); l'uso medicinale è poi stato documentato per una percentuale variabile: 982 specie (14 per cento), nel caso del Nepal, 165 specie (4,1 per cento) in Nuova Zelanda, e 323 specie (3,6 per cento), in Sudafrica.

La ricostruzione degli alberi filogenetici delle specie ha permesso quindi di individuare le specie imparentate che compaiono nella farmacopea tradizionale delle tre nazioni, e che sono quindi le più probabili candidate a contenere un principio attivo efficace: proprio su queste andrebbero concentrate le ricerche per un eventuale sviluppo di farmaci.

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