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Domenica, 16 Febbraio 2014 18:06

Le sigarette elettroniche aiutano realmente a smettere di fumare?

Tutti sanno che le sigarette fanno male. Eppure fumano 45 milioni di americani [e circa 15 milioni e mezzo di italiani, N.d.t.*] , un'abitudine che riduce di un decennio la speranza di vita e provoca cancro e malattie cardiache e polmonari. Quasi il 70 per cento dei fumatori vuole smettere, ma nonostante le conseguenze mortali, la stragrande maggioranza di loro non ce la fa: ci riesce davvero meno del 10 per cento dei fumatori.

Anche con un supporto psicologico e l'uso di farmaci approvati dalla US Food and Drug Administration, come il cerotto alla nicotina e farmaci non nicotinici, il 75 per cento dei fumatori accende di nuovo la sigaretta entro un anno. "Abbiamo bisogno di trattamenti più efficaci, perché quelli attuali semplicemente non funzionano molto bene", dice Jed Rose, direttore del Duke Center for Smoking Cessation.

Per trovare terapie che aiutino davvero a smettere, i ricercatori tentano combinazioni di farmaci esistenti, guardano al ruolo della genetica nella dipendenza, e usano i social media come piattaforma di consulenza. Ora, però un nuovo metodo per smettere di fumare potrebbe essere approvato entro l'anno: le sigarette elettroniche, che esistono da una decina di anni, ma solo di recente sono state oggetto di sperimentazioni per testarne l'efficacia.

La morsa della dipendenza
Il fumo stimola e contemporaneamente rilassa il corpo. Pochi secondi dopo l'inalazione, la nicotina raggiunge il cervello e si lega ai recettori delle cellule nervose, inducendole a rilasciare una marea di dopamina e di altri neurotrasmettitori che si riversano sui centri del piacere. Ancora qualche tiro e aumentano  frequenza cardiaca e concentrazione. L'effetto, però, non dura a lungo, inducendo i fumatori a tirare un'altra boccata di fumo. Col tempo, il numero di recettori nicotinici aumenta, e con essi la necessità di fumare di nuovo per ridurre sintomi da astinenza come l'irritabilità. Inoltre, il fumo si lega a comportamenti o stati d'animo quotidiani: bere un caffè o un attimo di noia, per esempio, possono innescare anche il desiderio di accendere per una sigaretta, rendendo difficile liberarsi dal vizio.

Le terapie più comuni aiutano gli utenti a svezzarsi gradualmente dall'abitudine del fumo o ad arginare la compulsione ad accendere la sigaretta ricorrendo a cerotti o gomme da masticare alla nicotina. Sono disponibili anche due farmaci non nicotinici: la formulazione a rilascio prolungato dell'antidepressivo bupropione riduce il desiderio e la vareniclina blocca i recettori cerebrali della nicotina, riducendo il flusso di dopamina.

Recenti ricerche indicano il motivo per cui i sette farmaci approvati dalla FDA hanno avuto un successo limitato. Per esempio, è stato dimostrato che alcune persone sono geneticamente predisposte ad avere difficoltà a smettere: particolari variazioni in un cluster di geni dei recettori nicotinici (CHRNA5-CHRNA3-CHRNB4) contribuiscono alla dipendenza da nicotina e a diventare forti fumatori. Inoltre, uno studio su più di mille fumatori pubblicato nel 2012 sul “The American Journal of Psychiatry” ha scoperto che le persone con questi geni non smettono facilmente da sole, mentre chi non è portatore di queste varianti geniche è maggiormente in grado di liberarsi dal vizio senza farmaci.

Nuove ricerche suggeriscono inoltre che i due sessi rispondono in modo diverso ai farmaci. Rose e colleghi hanno scoperto che la somministrazione di una combinazione di bupropione e vareniclina alle persone che hanno applicato un cerotto alla nicotina per una settimana ha aumentato il tasso di cessazione del fumo – fra gli utenti del cerotto – dal 19,6 al 50,9 per cento, ma solo negli uomini. "Non sappiamo perché l'effetto appaia limitato ai fumatori maschi", dice Rose. "A poco a poco stiamo iniziando a imparare come adattare il trattamento al sesso, alla risposta rapida ai cerotti alla nicotina, e ai marcatori genetici."

Nuove speranze terapeutiche
Una ragione dello scarso successo dei trattamenti alla nicotina può essere che non affrontano un aspetto cruciale del consumo di sigarette: i segnali che spingono a fumare. Per questo le sigarette elettroniche stanno diventando una valida alternativa per coloro che cercano di smettere. Gli utenti delle sigarette elettroniche inalano dosi di nicotina vaporizzata da dispositivi a batteria che sembrano sigarette. Secondo uno studio del 2010 pubblicato sul “Journal of Public Health Policy”, i livelli di sostanze cancerogene nel vapore delle sigarette elettroniche sono circa un millesimo di quelli presenti nel fumo di sigaretta.

Stando all'aneddotica, questi dispositivi, sul mercato da circa un decennio, aiutano i fumatori a smettere. Eppure, non ci sono molte ricerche scientifiche che suffraghino questa pretesa, e i gadget non sono regolamentati come farmaci. (Nel 2010 un tribunale ha frustrato il tentativo della FDA di classificare le sigarette elettroniche come "dispositivi per la somministrazione di farmaci.") "Non sappiamo se sono altrettanto efficaci delle terapie di sostituzione della nicotina esistenti", dice David Abrams, direttore esecutivo dello Schroeder Institute for Tobacco Research and Policy Studies, un ente senza fini di lucro, ed ex direttore dell'Ufficio studi sul comportamento dei National Institutes of Health.

Ma le cose sono destinate a cambiare. Quest'anno saranno pubblicati due studi sulle sigarette elettroniche. Il primo è una ricerca su 300 fumatori effettuata in Italia. Si tratta del follow-up di un analogo studio in cui, dopo sei mesi, 22 su 40 fumatori irriducibili avevano smesso o ridotto il consumo di sigarette di oltre la metà. Nove hanno rinunciato del tutto alle sigarette, mentre 6 hanno continuato con le sigarette elettroniche [dette anche e-cig, N.d.t.]). I risultati del secondo e più ampio studio sono attualmente in fase di peer review.

È' interessante notare, spiega Riccardo Polosa, dell'Università di Catania, che anche un gruppo di controllo di fumatori che hanno usato una sigaretta elettronica senza nicotina ha mostrato un calo significativo nel consumo di tabacco, sia pure inferiore a quello di quanti avevano usato e-cig alla nicotina. Questo declino, dice, "suggerisce che la dipendenza dalla sigaretta non sia solo una questione di nicotina, ma che sono coinvolti anche altri fattori ", come la necessità di alleviare lo stress o attività che inducono i fumatori a prendere in mano una sigaretta.

Una ricerca attualmente in corso in Nuova Zelanda su 657 fumatori mette a confronto sigarette elettroniche e cerotti alla nicotina. Questo primo grande studio randomizzato e controllato per confrontare i prodotti fornirà anche alcune delle prime informazioni sugli effetti collaterali delle sigarette elettroniche, spiega Chris Bullen, che dirige la ricerca condotta presso il National Institute for Health Innovation neozelandese, e pensa di poter fornirne i risultati entro settembre.

Nel frattempo, la società inglese CN Creative sta conducendo una campagna per vendere le e-cig come medicina salvavita, sottoponendo la sua nuova generazione di sigarette elettroniche, Nicadex, alle autorità britanniche preposte alla regolamentazione dei farmaci. Se supererà la prova, sarà la prima sigaretta elettronica a poter essere prescritta come terapia sostitutiva della nicotina. La società potrebbe quindi sottoporre le Nicadex all'approvazione della FDA.

Nonostante l'ottimismo che circonda i risultati della e-cig, per contrastare con successo l'abitudine al fumo in molti casi probabilmente sarà necessario ricorrere a un intervento comune ad altri trattamenti delle dipendenze: il sostegno psicologico. Nell'odierno mondo digitale, “Facebook, Twitter, SMS e Internet possono essere ottimi modi per dare sostegno", spiega Abrams. Il forum di sostegno on line gratuito della sua organizzazione, BecomeAnEX.org, ha 270.000 membri che accedono alla pagina di Facebook e ad altri social media che aiutano a imparare a vivere senza sigarette. "Questo uso dei social media è ancora agli inizi", dice, "e i ricercatori stanno appena cominciando a prenderli sul serio."

"Non c'è un unico modo per smettere", dice Abrams. "Il miglioramento dei trattamenti di cui disponiamo ha ancora un lungo cammino da compiere per battere questa gravissima dipendenza e salvare milioni di vite."

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