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Venerdì, 12 Aprile 2013 20:07

Se il presidente ha un tratto psicopatico

La personalità psicopatica? Incline all’aggressività e anche alla violenza, e questo è una dato assodato da decenni di ricerca psicologia. Ma spesso si rivela adatta ad affrontare alcune situazioni e anche a occupare posizioni di comando. È l’ipotesi avanzata da alcuni autori che ora è stata verificata sui tratti di personalità dei 42 presidenti degli Stati Uniti, da Scott Lilienfeld, professore di psicologia della Emory University, in uno studio descritto sul “Journal of Personality and Social Psychology”. E gli esiti sono stati sorprendenti: alcuni tratti della psicopatia non solo non sono di intralcio all'esercizio del potere, ma addirittura sono associati al "buon governo", valutato secondo parametri assai o del tutto oggettivi.

L'incapacità di provare rimorso ed empatia per gli altri, la difficoltà nel controllare gli impulsi, la tendenza all'egocentrismo e all'inganno sono i tratti che secondo i più aggiornati manuali di psicopatologia, caratterizzano il disturbo antisociale di personalità, o psicopatia. Sono tutti segnali di un disadattamento alle situazioni sociali. Lilienfeld, però da anni ha scavato più in profondità nel problema, al punto da aver elaborato lo Psychopathic Personality Inventory, un test di personalità dedicato proprio ai tratti associati alla psicopatia nell’adulto, senza riferimento particolare ai comportamenti antisociali o criminali. Anzi, l'assenza di paura e la tendenza a dominare gli altri possono entrare nel bagaglio del leader di successo.

Ma come verificare se personalità dominanti del passato che hanno occupato significative posizioni di potere possano aver mostrato almeno in parte questi tratti? Lilienfeld ha pensato di ricorrere a stime ricavate da dati di storici e biografi dei presidenti statunitensi, raccolte dai due storici Steve Rubenzer e Tom Faschingbauer, confrontandole poi con indicatori parzialmente o totalmente oggettivi dei risultati ottenuti nel corso dei loro rispettivi mandati.

 

“Consultando esperti e biografi di ogni presidente statunitense, oltre a una notevole mole di materiale storico, abbiamo ricavato alcune stime dei tratti di personalità rilevanti per la personalità psicopatica”, ha spiegato Lilienfeld in un’intervista concessa di recente a “Scientific American”. “I presidenti più sicuri di sé, quelli che sembrano avere poco timore sia a livello fisico sia a livello sociale, che sembrano più emotivamente stabili o addirittura temerari sono stati giudicati tipicamente più di successo. Infatti sono stati giudicati maggiormente in grado di affrontare le situazioni di crisi e sono sembrati più efficaci rispetto a un variegato insieme di indici oggettivi”.

Ed ecco i risultati, emersi da un'analisi statistica rigorosa: la determinazione e la spregiudicatezza nel mantenere la posizione dominante, che riflette la sfrontatezza associata alla personalità psicopatica, sono risultate collegate ai migliori risultati della presidenza, valutati in termini soggettivi, riguardo alla capacità di leadership e di persuasione, nonché a una migliore gestione delle crisi e dei rapporti con i membri del parlamento statunitense, sia in termini oggettivi, per quanto concerne la capacità di avviare nuovi progetti.

Al contrario, altri tratti psicopatici legati ai comportamenti antisociali e impulsivi non sono risultati associati a buone prestazioni nel periodo di presidenza, ma piuttosto ad alcuni indicatori più o meno oggettivi di cattive prestazioni, tra cui l’essere incorsi in una procedura di impeachment o l'aver tollerato comportamenti poco etici dei subalterni.

In conclusione, la spregiudicatezza associata alla psicopatia è un fattore predittivo importante per la capacità di governo dei presidenti statunitensi. Dunque ogni buon presidente è in parte uno psicopatico?

“Non bisogna fraintendere: la spavalderia è uno dei tratti di una personalità psicopatica, ma non direi che chi è molto spavaldo è un parziale psicopatico”, ha puntualizzato Lilienfeld. “La psicopatia si configura quando a questo tratto si associa una cattiva gestione degli impulsi e l’egocentrismo; senza questi non si può parlare di psicopatia. E vorrei sottolineare che i tratti di cattiva gestione degli impulsi e di egocentrismo, insieme ad altri tratti correlati, non sono collegati a buoni risultati nel mandato presidenziale”.

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